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Turismo, crescita troppo lenta |
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LA NUOVA SARDEGNA 03/02/08 PAG 4
Turismo, «crescita troppo lenta»
Le critiche alla Regione: «Sembra che si vergognino del mare»
RAPPORTO Lo studio della Fondazione Segni
SASSARI. Guardare al passato per progettare il futuro. Con questo
intento la Fondazione Antonio Segni, a un anno dalla presentazione del
«Rapporto sul turismo in Sardegna» realizzato da una équipe di
economisti delle università di Roma, Sassari e Cagliari, ha organizzato
un convegno sullo stato dell’industria turistica nell’isola.
All’incontro, che si è svolto nella sala riunione della Camera di
commercio di Sassari, hanno preso parte esperti di economia, sindaci e
imprenditori del settore. Alla fine tutti concordi nel ritenere che il
2007 non è andato malissimo, ma anche che si può e si deve fare meglio
perché la concorrenza aumenta.
Dati non ancora consolidati come hanno precisato gli economisti
Michele Bagella (Università Tor Vergata di Roma) e Marco Vannini
(Università di Sassari), ma che mostrano in generale una crescita
leggera e un futuro incerto per il problema di competitività sui costi
rispetto ad altre mete del Mediterraneo. Per star dietro ai rivali la
medicina indicata dagli esperti sembra essere sempre la stessa:
dilatazione della stagione oltre l’estate, crescita di strutture e
servizi complementari, miglioramento dei trasporti. Interventi da
inserire nel quadro di una strategia integrata, in un’ottica che
consideri l’attività turistica come una risora realmente fondamentale
per l’isola.
Ed è su quest’ultimo punto che diversi relatori hanno insistito
criticando alcune prese di posizione della giunta regionale: «Verso il
turismo - ha detto Stefano Lubrano, presidente di Confindustria del
Nord Sardegna - non c’è una politica, c’è un atteggiamento
superficiale. Il mare sembra diventato una cosa di cui vergognarci e
l’unica pubblicità le istituzioni la fanno per le zone interne. Ma non
dobbiamo prenderci in giro, i nuraghi non sono le piramidi e non
possono bastare ad attrarre». Atteggiamento della Regione che Bachisio
Falconi, consigliere regionale e albergatore a Fonni, ha definito
«humus negativo che non si adatta all’industria dell’ospitalità». Più
diretto Giovanni Nonne, imprenditore che gestisce alcuni complessi
alberghieri nella costa di Chia: «Così come è stata fatta era meglio
senza una politica turistica. È per quanto riguarda i dati positivi che
il presidente Soru elenca sempre, sono per natura inattendibili in
quanto di parte». Francesco Muntoni, gestore del gruppo alberghiero
Delphina, ha puntato l’attenzione sul problema delle seconde case - che
raggiungerebbero i mille posti letto superando così cinque volte il
numero di quello delle strutture ricettive - il problema dei camper e
anche quello sottovalutato delle navi da crociera, competitori dalle
quali l’isola non guadagna nulla.
A proposito di navi, il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, ha
ricordato l’inadegautezza dei collegamenti marittimi e le continue
lamentale dei passeggeri che sbarcano dai traghetti della Tirrenia.
Franco Cuccureddu, primo cittadino di Castelsardo ma anche presidente
del consorzio Rete dei porti, ha parlato della tassa sul lusso: «Oltre
al danno d’immagine al quale sarà difficile rimediare - ha spiegato
Cuccureddu - è del tutto inutile perché le spese per riscuoterla
risultano più alte degli incassi». Su un altro provvedimento che ha
fatto discutere, l’imposta di soggiorno, ha espresso invece parere
favorevole Tore Sanna, sindaco di Villasimius: «Ho deciso di applicarla
- ha detto Sanna - perché puntiamo sulla qualità ed è giusto che questa
sia garantita non solo dai soldi dei cittadini ma anche con un piccolo
contributo dai turisti».
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