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Thomas Cook abbandona la Riviera del Corallo |
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LA NUOVA SARDEGNA 16/03/08
Dal gruppo inglese arriva un duro colpo per il settore turistico. Lascia anche Alpitour
Thomas Cook abbandona la Riviera del Corallo
Servizi inadeguati e critiche ai costi della ristorazione
ALGHERO. La Thomas Cook, secondo gruppo europeo tra i tour operator del Vecchio Continente, quest’anno non opererà su Alghero. Una “tegola” per il turismo algherese soprattutto perchè il gigante inglese delle vacanze aveva cominciato a operare sulla Riviera del Corallo nel 2007 e abitualmente la programmazione dei flussi turistici per queste realtà internazionali è basata su un percorso di 5 anni. Ma dopo un solo anno il tour operator britannico ha lasciato. Un segno negativo per la città che ha inventato il turismo in Sardegna, come la stessa motivazione che ha determinato la perdita dell’agenzia: mancano i posti letto di qualità e in numero sufficiente per la programmazione corretta di un operatore di quelle dimensioni. Ma questa sorta di maestralata che si sta abbattendo sul turismo algherese registra anche altre situazioni che destano perplessità e che dovrebbero essere approfondite. La Thomson, altro storico tour operator, ha occupato gli spazi lasciati dalla Thomas Cook ma, stranamente, la programmazione su Alghero non è quinquennale come abitualmente avviene a quei livelli, ma soltanto annuale, si decide anno dopo anno. Anche in questo caso i rilievi sono dettati dalla mancanza di posti letto e da tariffe alberghiere che appaiono fuori concorrenza rispetto ad altre località turistiche del Mediterraneo. Per quanto riguarda i tour operator italiani, si sta invece registrando una nuova fase nella visione della vacanza in Sardegna. Dopo essere stati a lungo interessati dall’offerta della Riviera del Corallo, ora le agenzie nazionali guardano con molta attenzione al sud dell’Isola, sostenendo che da quelle parti è possibile trovare una offerta di posti letto e di servizi al turista più adeguata alle esigenze dell’utente italiano. Recentemente, in occasione di un incontro dello staff dirigenziale dell’Alpitour, la costa algherese ha incassato considerazioni e gradimenti indubbiamente confortanti: Alghero dispone di una qualità della vita straordinaria, difficile da trovare altrove, è un luogo ancora autentico. Ma non ci sono posti letto a sufficienza per una programmazione adeguata. E’ sempre la stessa musica: Alghero comincia per prima in Sardegna e ora comincia a perdere i pezzi per strada. Altra questione che i tour operator, nazionali e internazionali, lamentano è il costo di alcuni servizi di supporto al turismo e in particolare quelli della ristorazione. Lamentela non nuova e che sarbebe utile cominciasse a produrre riflessioni nella categoria dei gourmet catalani. Ci sono anche le richieste di adeguamenti strutturali degli alberghi sulla costa che però rischiano di trasformarsi in un’operazione immobiliare vera e propria, con consistenti aumenti di valore degli impianti, quindi maggiori garanzie verso il credito, e scarse ricadute anche di tipo occupazionale. Ed è forse anche per questa ragione che in molti si chiedono che fine abbia fatto il piano particolareggiato di Maria Pia, zona individuata dal Piano regolatore generale come turistico ricettiva alberghiera. Lo stesso Palazzo dei congressi naque una ventina di anni orsono (il progetto si intende) con quella funzione, al centro di un’area ricettiva. Diversi lustri orsono venne commissionata all’architetto Pietro Maria Lugli l’elaborazione del piano particolareggiato della zona. Progetto consegnato al Comune e costato qualcosa come 180 milioni di vecchie lire. Carta straccia? L’ipotesi progettuale prevedeva alcune migliaia di posti letto sui 36 ettari antistanti la litoranea per Fertilia. Ma oggi sarebbe già un bel risultato realizzarne 1.500, di qualità. E rispondere così alla domanda nazionale e internazionale. Ma il Puc è ancora nei cassetti dei tecnici e degli addetti ai lavori e non sarebbe da escludere una revisione di quella indicazione alberghiera di Maria Pia voluta dal PRG. Da queste parti può succedere di tutto. Ipotesi che da Palazzo Civico viene smentita: Maria Pia era e rimane zona alberghiera e l’amministrazione tale la presenterà nel Puc che dovrà essere approvato, secondo un programma che la giunta Tedde si è dato, entro l’anno. L’area è attualmente interessata da un pasticcio di tipo burocratico e legale, un contenzioso che ne ha congelato l’operatività e che nessuno sembra intenzionato a rimuovere. Il quadro è disarmante: sulla costa non si possono fare nuovi posti letto per i vincoli urbanistici, Maria Pia è in frezeer. Per fortuna che c’è... Olmedo!.
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