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MERCOLEDÌ, 16 GENNAIO 2008 LaNuova Sardegna
Pagina 9 - Sardegna
Parla il numero 1 del vettore dell’Aga Khan dopo l’invio di una lettera ai sindacati
«Meridiana è superata: se non cambia, morirà»
Rossi: siamo come la Palmera. Il costo del lavoro è elevato, l’organizzazione è vecchia
OLBIA. «Meridiana è come Palmera. Se non ci sarà una svolta radicale e immediata, la compagnia aerea chiuderà». Non è un signor Rossi qualsiasi a parlare. E’ Gianni Rossi, l’amministratore delegato dell’azienda dell’Aga Khan. Parole pesantissime, dette consapevolmente e soprattutto volutamente.
- Lei è il numero uno della compagnia e sta dicendo che Meridiana morirà?
«Non lo dico io, è una preoccupazione oggettiva - risponde l’ad di Meridiana, in questa intervista concessa ieri alla “Nuova” dopo aver inviato una lettera ai sindacati -. E’ successo alla Palmera, stava succedendo alla Fiat. Come quelle due aziende, fatte le dovute proporzioni, Meridiana ha un’organizzazione industriale vecchia e superata, un altissimo costo del lavoro e dà un’offerta che non è gradita dai passeggeri. Tre fattori che, combinati, mi fanno dire, oggettivamente, che Meridiana non avrà più mercato e, quindi, nessuna ragione di continuare a esistere già a partire dal prossimo mese di ottobre».
- Che è quello che segna la fine della continuità territoriale. Evidentemente era l’unica ancora di salvezza di fronte all’attacco delle compagnie low cost.
«Meridiana è superata, a livello di organizzazione industriale. E’ troppo piccola per competere con i grandi, da British Airways ad Air France-Alitalia, se l’accordo si farà. Ma è troppo pesante per reggere l’urto delle low cost come EasyJet e, peggio ancora, Ryanair. Penso che l’azienda abbia avuto l’intuizione giusta nel 1997 con Meridiana Express: voleva ammodernare la propria offerta con una graduale trasformazione. L’avesse fatto allora, oggi Meridiana sarebbe competitiva».
- I sindacati si opposero: c’erano posti di lavoro a rischio.
«E sbagliarono. Avessero avuto un approccio tedesco, avrebbe ragionato insieme all’azienda su come adeguare la compagnia per fronteggiare la concorrenza durissima delle low cost, già allora abbondantemente prevedibile. Ma, lo voglio dire, allora venne meno la reazione dei lavoratori. Se avessero fatto, come avvenne alla Fiat, una “marcia dei 40mila”, avrebbe costretto i sindacati ad avere un atteggiamento più aperto al cambiamento».
- Cita la Fiat. Era in crisi, ma ora è risanata.
«Meridiana è come la Fiat degli anni dell’assistenzialismo. Lì arrivava la cassa integrazione, qui i contratti di solidarietà, o la continuità territoriale, che è stata una droga. Ci ha protetto per anni, ma ora è finita. Voglio chiedere questo: perché almeno non abbiamo sfruttato questa opportunità? Nel 2006, con la continuità appena rinnovata, avevo proposto la riorganizzazione di Meridiana, che deve andare verso il modello di Easyjet, ma i sindacati dei piloti, dopo un’apertura, chiusero le trattative. Ci sono stati troppi ritardi e noi ora siamo nudi davanti ai passeggeri, proprio come la vecchia Fiat. La fabbrica faceva auto brutte, noi diamo una brutta offerta di servizi»».
- Come pensa di “coprire” Meridiana? Come salvarla? Non divide le colpe?
«Che cosa posso fare, come amministratore delegato? Far sorridere gli assistenti di volo? Se loro non danno un buon servizio o sono scortesi, è evidente che i passeggeri si lamentano. L’azienda è loro, dei dipendenti. E’ da loro che mi aspetto uno scatto di orgoglio. Sono loro che devono contribuire a rendere competitiva l’azienda».
- Ai sindacati propone l’improponibile: rivedere tutti i contratti, abbassare i costi.
«La sfida di Meridiana è solo questa: ridurre i costi per restare sul mercato. Non serve aumentare il fatturato se i costi crescono di più, tanto più che il mercato italiano è in crisi nera. A gennaio c’è un calo fortissimo degli arrivi a Olbia. Allora, lo dico senza esitazioni, c’è solo un’opzione che sfata molti tabù: ci vuole una rivisitazione completa di tutti i contratti. Vuol dire ragionare senza paraocchi ideologici di cose concrete. Se i lavoratori accettano questa sfida di modernizzazione, non ci saranno esuberi ma assunzioni. Se decideranno di restare fermi, allora c’è solo uno sbocco: la chiusura di Meridiana».
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