|
Da La Nuova Sardegna di Giovedì 24 Gennaio 2008
Un nuovo concetto di zona protetta che deve nascere dal basso per volere delle comunità
Sarà creato un territorio ad alto valore ambientale culturale e tradizionale che da Tavolara arriverà a Capo Testa
OLBIA. Una prigione che non ha sbarre, non ha odore, non ha guardiani. Il parco senza vincoli è la grande scommessa della Provincia, il panettone che fa dimagrire, l’offerta speciale che non può essere rifiutata da nessun Comune. L’ente di via Nanni lancia la sua rivoluzione, il suo concetto di area protetta, che non sia una vetrina, una scatola di cristallo in cui esporre un territorio non più utilizzabile. Fermo immagine eterno della realtà.
Il parco che propone la Provincia mette insieme natura e cultura, non solo gli spazi preziosi, ma anche chi vive all’interno dei territori. La storia, le tradizioni, gli usi diventano centrali, importanti da proteggere e valorizzare come gli ultimi esemplari panda in via di estinzione. Il parco come sottoprodotto dell’arte imbalsamatoria viene messo a morte. Non più foreste sacre in cui è impossibile accedere, vivere, lavorare, ma comunità dinamiche, vive, che producono storia e cultura. Accanto al parco da proteggere sorge il parco da vendere. Sul mercato non finiscono solo cartoline da lasciare ingiallire, ma territori pulsanti, produttivi delle zone protette. Piccole repubbliche marinare che lasciano sbirciare il loro territorio, la loro storia e vendono i loro prodotti. «Nessuna idea di imporre dall’alto un modello di parco - spiega la presidente della Provincia Pietrina Murrighile -. Ma un modello da far nascere in collaborazione con i Comuni e le comunità che vivono nel territorio. Non una vetrina in cui esporre l’ambiente, ma un’area in cui siano presenti e rappresentati la storia e le tradizioni attuali, vive, nel loro stesso accadere. Tutto deve nascere da un accordo con gli enti locali».
La Provincia mette in cassaforte i suoi tesori, un’assicurazione sulla materia prima della fabbrica delle vacanze, l’ambiente. Accanto al parco nazionale della Maddalena e all’area marina protetta di Tavolara, pensa di istituire altre riserve. Una nella zona del Monte Acuto, un’altra nel promontorio di Capo Testa, una terza a due passi dalla città lungo il rio Padorngianus. Ognuna con caratteristiche proprie. «Ma nulla verrà imposto dall’alto - continua la Murrighile -. Limiti e confini saranno decisi in accordo con le comunità. Vogliamo dare vita a un progetto pilota di cui abbiamo discusso con la Regione. Facciamo nostre le direttive che arrivano dall’assessore all’ambiente Cicito Morittu. Da Cagliari arrivano gli imput per creare un nuovo modello di parco. Noi discutiamo, soppesiamo le varie proposte per ora all’interno della maggioranza. Ma il dibattito a breve si aprirà a tutto il consiglio e alle comunità che saranno interessate all’iniziativa. Quello su cui voglio mettere l’accento è che non si crea un’area piena di vincoli e calata dall’alto, ma si porta avanti un progetto che deve essere condiviso dalle comunità». La Provincia di centrosinistra cerca di sdoganare i nuovi parchi delle libertà.
«Creato nuovo modello condiviso dai cittadini»
OLBIA. Una specie di risiko dell’ambiente in cui moltiplicare le bandierine verdi, le zone protette del territorio. L’assessore Pierfranco Zanchetta porta avanti il progetto per creare una provincia protetta. Una distesa ininterrotta di zone da valorizzare. Nella sua mente il modello dell’area marina protetta di Tavolara, che in questi anni ha brillato per risultati. Tanto da far passare in secondo piano la distanza politica tra il presidente dell’amp, Settimo Nizzi, e i vertici di via Nanni.
Sullo sfondo resta il parco nazionale della Maddalena, che non viene preso come un punto di riferimento dalla Provincia, ma come una specie di dinosauro burocratico, di mostro calato dall’alto. L’assessore gira a largo dal tema principale di scontro con il ministero dell’ambiente che vede in prima linea la Regione nella richiesta di modifica della legge che istituisce i parchi nazionali. L’affondo dei giorni scorsi dell’assessore Cicto Morittu contro l’ente di tutela ambientale ha lasciato il segno. Zanchetta parla solo dei suoi progetti. «Che devono essere condivisi sia da tutta la maggioranza - spiega -, sia dalle comunità locali. Non abbiamo ancora stabilito confini delle zone in cui vogliamo creare aree protette, proprio perché vogliamo che ci sia un’adesione ai progetti dal basso, un governo locale. Dobbiamo valorizzare il nostro territorio che non è fatto solo di ambiente, ma anche di storia e tradizioni. Abbiamo già due aree protette, il parco della Maddalena e l’Amp di Tavolara. Sono i primi due anelli della rete dei parchi che abbiamo creato in collaborazione con altre province europee con cui portiamo avanti un progetto comune». Non solo programmi, un primo intervento riguarda la creazione di un osservatorio delle coste che comprenderà tutti i litorali da Budoni a Badesi. Il suo compitò sarà monitorare lo stato di salute degli arenili.
Trackback(0)
|